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CONSORZIO PER LA TUTELA DELL'ASPARAGO BIANCO DI
BASSANO D.O.P.


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Iniziativa finanziata dal Programma di Sviluppo Rurale per il Veneto 2007 – 2013 Organismo responsabile dell’informazione: Consorzio per la Tutela dell’Asparago Bianco di Bassano D.O.P. Autorità di gestione: Regione del Veneto – Direzione Piani e Programmi del Settore Primario



Comprensorio - Approfondimento

Perché il comprensorio di Bassano del Grappa è particolarmente adatto alla coltivazione degli asparagi?

Gli asparagi che oggi conosciamo, siano essi bianchi, violetti o verdi, appartengono tutti alla stessa specie botanica, l’Asparagus officinalis L., e l'Italia, con una produzione che si aggira attorno alle 30.000 tonnellate, si colloca al terzo posto nella produzione europea.

Tra le zone più indicate per la coltivazione degli asparagi, l’area del bassanese è da tempo una delle più rinomate. La coltivazione dell’asparago nel territorio bassanese si è sviluppata soprattutto a partire dal secolo scorso e in particolare nel periodo successivo al secondo dopoguerra, in aziende contadine di piccole dimensioni, ma negli anni sempre più numerose vista la crescente richiesta di prodotto pregiato e l’alto reddito realizzabile.

Nel bassanese, i terreni leggeri, lungo il bacino del fiume Brenta, consentono la produzione di turioni bianchi, diritti, croccanti e privi di fibrosità, caratteristiche che li rendono molto pregiati e apprezzati soprattutto dal mercato locale. Tali caratteristiche qualitative però, non sono state corrisposte, soprattutto negli ultimi anni, da un conseguente e auspicato incremento della produzione, a causa principalmente della sempre più ridotta disponibilità di manodopera familiare e gli elevati costi che la coltura comporta (la raccolta può essere solo manuale).

La varietà diffusa nel bassanese (asparago comune, o chiaro di Bassano) ebbe origine, probabilmente, da selezioni genetiche realizzate nel tempo dagli agricoltori, ma le migliori caratteristiche derivano, oltre che dalle cure colturali, dall’ambiente; l’assenza di fibrosità e il sapore dolciastro, qualità organolettiche e morfologiche tipiche dell’asparago bianco di Bassano, sono infatti determinate dai fattori pedoclimatici della zona geografica di produzione che influenzano positivamente l’evolversi dei processi vegetativi.

I terreni, in primis: l’area bassanese è di origine alluvionale e i materiali detritici trasportati dalle acque correnti e depositati sulla pianura ne caratterizzano la composizione fisico-chimica; e quindi il terreno ha una tessitura di tipo franco o franco-sabbiosa, con un sottosuolo ricco di ghiaia, dotato quindi di una buona permeabilità e di una discreta presenza di sostanza organica; il PH si colloca su valori prevalenti di 6-6,5 (terreni sub-acidi). Queste caratteristiche influiscono positivamente sull’assenza di fibrosità, determinando l’ottenimento di turioni teneri e integralmente consumabili. In secondo luogo il clima, che risente dell’influenza del fiume Brenta e della protezione delle Prealpi e del massiccio del Grappa, è mite, ventilato, non umido e influisce positivamente sulla sanità della coltura riducendo l’incidenza delle malattie crittogamiche. La stagione estiva non siccitosa, la tessitura sabbiosa dei terreni, il sottosuolo ghiaioso e la conseguente assenza di ristagni di umidità sono poi elementi che contribuiscono allo sviluppo di un apparato radicale ampio e profondo. E queste stesse condizioni pedoclimatiche consentono, durante tutta la fase vegetativa, un’intensa attività di assorbimento di elementi nutritivi e di elaborazione delle sostanze zuccherine, che si protrae fino a ottobre-novembre. All’inizio dell’inverno, quindi, l’apparato radicale dell’asparago si presenta ben sviluppato e ricco di sostanze nutritive di riserva, che verranno mobilizzate alla ripresa vegetativa, con l’innalzamento primaverile della temperatura del terreno, consentendo lo sviluppo di germogli (turioni) di sufficienti dimensioni (calibro) ed interamente commestibili.